Testimoni della Fede nel mondo marittimo
Da quando ho iniziato il mio ministero al Porto di Gioia Tauro, desideroso di imparare, ho sempre partecipato al Convegno annuale della Stella Maris per comprendere il complesso mondo della gente di mare. L’ultimo convegno, tenutosi lo scorso aprile, mi ha visto maggiormente coinvolto perché, a differenza degli altri anni, avevo con me un piccolo bagaglio di esperienza diretta. L’affascinante tema “testimoni della Fede nel mondo marittimo”, sviluppato dai relatori con interventi puntuali, e le numerose testimonianze dei rappresentanti della Stella Maris, nei porti Italiani, hanno risposto ad alcune domande maturate dalla mia piccola esperienza e soprattutto vi è stato un passaggio, a mio dire, molto importante, da “il fare qualcosa per i marittimi” “all’essere con i marittimi”.
Mi soffermo su un aspetto, secondo me, fondamentale per un autentico apostolato. I marittimi innanzi tutto sono persone e come tali sono innanzi tutto figli e comunque creature di Dio. Se è vero come è vero che c’è un solo Dio che ha creato ogni cosa, dallo stesso Dio provengo io e anche loro, indipendentemente dalla fede professata. Se fossi nato in un’altra parte del mondo, piuttosto che in Italia, certamente avrei professato la fede trasmessa a me dai miei genitori. E’ questo lo sguardo che non pone barriere.
Visite a bordo
Ogni autentico incontro è una proposta, due mondi che si propongono e si confrontano. Io guardo l’altro nella mediazione del mio mondo e viceversa sono guardato dall’altro nella mediazione del suo mondo. Nella libertà dei figli di Dio accade il miracolo.
Quotidianamente ormai vado a bordo delle navi e incontro i mrittimi sia a bordo sia quanto essi vengono al Centro Stella Maris. Nell’incontro se parto dai bisogni, quasi simili per ogni marittimo, in un certo senso limito il mio operare all’offerta di qualcosa che può soddisfarli escludendo a priori altre possibilità od opportunità che possono nascere invece da un autentico incontro. Chi sale a bordo di una nave sa che la prima domanda che si sente fare dal marittimo, di guardia sul ponte, è se ha schede telefoniche o sim card. Sarebbe molto sbrigativo e anche più produttivo offrire qualcosa ma questo alla fine lascia “poveri” chi dona e chi riceve. Personalmente a questa puntuale domanda, che mi è rivolta su ogni nave, rispondo: “Ho anche le carte telefoniche ma sono qui innanzi tutto per te e per i tuoi compagni di viaggio”. La reazione è sempre la stessa: un grande sorriso compiacente. Dopo la registrazione, che attesta la mia presenza a bordo, un marittimo mi accompagna nella saletta attigua alla mensa. Arrivato nella saletta, puntualmente, la domanda è sempre la stessa: hai sim card o schede telefoniche? Io puntualmente rispondo allo stesso modo superata questa fase sono invitato a sedermi e qui inizia l’incontro del mio mondo con il loro mondo e nel confronto nasce la condivisione.
Alcune esperienze
Ricordo che, un marittimo di nazionalità indiana, contava i giorni che mancavano alla fine dell’imbarco. Egli al rientro nel suo Paese si doveva sposare. Tanta era la sua gioia che ha voluto comunicarlo anche a me perchè io pregassi per lui.
Ricordo anche i tanti marittimi i quali, attraverso le foto memorizzate sul telefonino, hanno voluto farmi conoscere la loro famiglia e la sequenza della crescita dei loro figli. La famiglia è sempre presente nella vita e nella giornata del marittimo.
Un giorno salendo a bordo di una nave ho incontrato un marittimo era veramente triste e molto teso. Mi sono avvicinato e ho iniziato a dialogare con lui e nel parlare ho capito che non sentiva la sua famiglia da parecchio tempo. La nave nave sarebbe partita nel primo pomeriggio e non cera tempo per scendere a terra perciò vedeva allungarsi ulteriormente il tempo per sentire casa. Ricordo come se fosse adesso, il suo volto si trsformò quando dalla borsa ho preso un cellulare e gliel’ho dato perché potesse chiamare casa.
Su un’altra nave, prima di farmi accedere alla saletta, il comandante, di nazionalità Ucraina, ha voluto incontrarmi. Abbiamo parlato a lungo, ha voluto sapere della missione della Stella Maris, di me ha voluto sapere come, pur essendo prete cattolico, mi ponevo nei confronti dei non cattolici o dei marittimi di altre religioni. E’ stato un incontro molto interessante, alcune settimane dopo, la nave fece ritorno a Gioia Tauro e il comandante mi fece sapere che desiderava incontrarmi. Andai e con stupore vidi che nel frattempo aveva rimodulato gli spazi della saletta e della mensa ricavando più spazio per i marittimi.
Un ultimo racconto
Potrei continuare a lungo ma concludo con un episodio molto significativo. Vado a fare un giro nella banchina di ponente e vedo una nave ormeggiata, mi è venuto spontaneo fermarmi. Salito a bordo, sul ponte saluto il marittimo di guardia e tutto finisce li, non trovo nessuna possibilità di dialogo, niente di niente. Nel pieno rispetto saluto e scendo di nuovo a terra.
Il giorno dopo la nave è ancora li. Memore dell’insegnamento di Don Giacomo Martino, capisco che c’è qualche problema. Faccia tosta e testa dura, salgo nuovamente sulla nave. Vedendomi per la seconda volta il marittimo è più propenso a dialogare. Apprendo che la nave aveva cambiato armatore ed era in attesa di un nuovo carico per poi ripartire. Mi è venuto spontaneo invitarli al Centro Stella Maris, ma il marittimo mi dice che non possono scendere dalla nave, lascio comunque la brochure e ci salutiamo. Scendo dalla nave e prima di tornare a casa passo dal Centro Stella Maris per lasciare le cose che avevo con me per la visita a bordo.
Il tempo di aprire la porta e sento squillare il telefono, rispondo, è il marittimo salutato pochi minuti prima. Chiudo la porta, salgo sulla macchina e ritorno a bordo della nave e riprendiamo a parlare ancora. Vinta la diffidenza, oltre al desiderio di condividere con me gioie e ansie, mi chiedono come possono fare fare per chiamare casa, dissi nessun problema, siccome immaginavo che avrebbero chiesto questo avevo portato con me sei telefonini che prontamente ho preso dalla borsa e ho consegnato assicurando che nella serata sarei tornato a riprenderli. La sera infatti anndai a ritirare i telefonini e quando mi vide il marittimo che era sul ponte dice a tutti gli altri: “E’ venuto a trovarci il nostro amico”.
Don Natale Ioculano
Articolo scritto nel 2009 per la rivista Stella Maris